Hora di Nasso

 L’isoletta di Palatia

Davanti al porto, l’isoletta con il monumento strano e singolare in tutto il Mar Egeo –un’enorme porta, la “Portara”– attrae lo sguardo del visitatore e lo ripiena con delle domande.

Nel 3o millennio a.C. vicino all’ isoletta esistò un insediamento che Palatia (palazzi) fu l’acropoli di quell’ insediamento cicladico. Oggi il visitatore può distinguere le fondazioni del tempio “ekatombedo” (cioè di lunghezza di cento piedi), la cui costruzione iniziò nel 530 a.C. con il Despota di Nasso Ligdamis e non finì mai. Portara è costruita da 4 marmi di lunghezza di oltre 6metri ciascuno e di peso di 20 tonnellate. Per la posa in opera ci furono messi un grù ed impalcature. La soglia della Porta è a livello più alto di quello del pavimento del tempio e questa caratteristica è riscontrata solo nel tempio di Apollo Didimeo di Milito. La forma del tempio è rettangolare con pilastrate ad entrambi i lati. “Portara” dà su Delo richiamando così Apollo e quindi il tempio è identificato come Delio, il tempio di Apollo Deleo. Nel 6° sec. a.C. “Palatia” fu un’ ottima fortezza vicina alla città, e lì si stabilirono gli Eritrei e i Milisi durante una delle loro lotte contro Nasso. Una nobile nassota, Policriti, che fu presa captiva, inviò un messaggio ai suoi compatrioti e così salvò Nasso. Nel 5° o 6° secolo si trasformò in basilica cristiana. Molti marmi si trasferirono ed utilizzarono come elementi edili nel Castello durante il periodo della occupazione latina. La distruzione continuò anche nel periodo dell’ occupazione turca. Il visitatore che si trova sull’ isoletta di Palatia non può che ricordare le parole dell’ autore G. Teotokas: “Una piccola barca  che pesca tra Paro e Nasso è per inparagonabilmente più interessante di una nuova rivoluzione, una nuova moda o movimento estetico in Europa, una nuova macchina in America oppure di un nuovo misticismo in Asia. Serenità! Serenità!”. Con l’isoletta di Palatia sono strumentalmente collegati Grotta, Aplomata e Kaminaki.


Grotta (dall’ italiano grotta, caverna)

 

La costa settentrionale di Hora ha preso il nome dalle grotte che esistono sotto la collina di Aplomata. Nella zona di Grotta si trovava la città micenea di Nasso, una delle più importanti del Mar Egeo. Le strutture si estendono anche nel mare. Si dice con ogni probabilità che l’acropoli dell’età micenea fu sulla collina del Castello. I più grandi cimeteri dell’epoca furono ad Aplomata e nella località Kamini più all’Ovest.
Η Γρόττα (από το ιταλικό Grotta, δηλαδή σπηλιά)

Burgos (dall’italiano borgo, insediamento fortificato)

Dopo la conquista dai latini e la fondazione della loro egemonia, loro capitale diventa Nasso, Hora, Kato Kastro o Mesa Kastro, come si chiamava a quei tempi l’ abitazione dell’egemone. Al Nord e Nord-Ovest del Castello si forma un insediamento abitato da “borghesi” latini e greci, cioè da abitanti l’ unica occupazione dei quali non era la coltivazione della terra: Burgos.

Burgos è confinato da tre portoni: la Porta di Gialos che sull’ architrave portava il blasone dei Crispi, Exomburgo ove si trovava la chiesa di Profeta Elia e la Porta dell’ Evriaki, al di là della quale si estendeva il vicinato degli ebrei. Tutte le sue strade di Burgos conducono al Castello. Originariamente non era bagnato dal mare. Non si sa in quale epoca ha assunto la sua fisionomia ediliza finale. Nel 1300, per esempio, in una crisobolla si testimonia che San Nicola è situato in “Gialos” e non in Burgos. Al contrario, l’abbazia cattolica di Sant’ Antonio Abate, litorale, vicino a Grotta, donazione della Ducessa Francesca Crispa ai Cavalieri giovanniti di Rodì nel 15° secolo si testimonia che è situata in Burgo. A prescindere dal tempo in cui fu completa la fisionomia di Burgos, si può anche oggi osservare le strade strette e coperte, i vicoli ciechi inaspettati, le arcate, i lucernari, gli anefani (camini), i balconi, ecc.; tutto questo suggerisce l’idea che l’unica cosa a cui gli uomini che costruirono questo sestiere badavano era di salvaguardare la loro vita e i loro averi in caso di attacco dal nemico o invasione dai pirati. Così fu creato un complesso complicato. Col passar del tempo l’insediamento fu conformato avente a centri le chiese che si costruiscono fin dagli inizi e alla metà del 16 secolo seguendo la norma bizantina. La “plaza”, cioè la piazza, ove anche la Madonna di Cristo, era il suo centro, mentre presso la “Porta di Gialos” ci sono testimonianze sull’ esistenza di tanti negozi e magazzini, ma anche sul fatto che diventa luogo di riunione dei suoi abitanti. nella realtà con ci fu qualche piano edilizio, ma questo non ha avuto degli impatti negativi: c’era una logica per l’insediamento che consentiva ad ogni abitante di avere la vista del mare, ascoltarla, sentirla, respirare il suo profumo. Oggi tutte le sue strade conducono al mare.

Hora è piena di chiese. Nel Duomo degli ortodossi si può ammirare iconi dall’ epoca dell’ occupazione ottomana ed un vangelo che secondo la tradizione fu donato dalla Caterina la Grande zarina di Russia. Il Duomo fu costruito nello spazio che occupava una chiesa minore ed assumette la sua forma attuale nel 1780-1787 quando Vescovo di Paronassia era Neofito Lachovaris. Nella costruzione dell’ edificio sono stati utilizzati materiali di tempi vecchi ed edifici an-tichi. Si dice che le colonne monoblocco in granito furono trasferite dalle rovine di Delo. Oltre alle chiese sopra menzionate, nell’ insediamento storico di Burgos esistono anche: San Giovanni, la Madonna delle Chiones (cattolica), San Pantelemon, Santa Paraskevi, Arcangelo, la Madonoa Crisopolitissa, Santa Sofia, ecc. Il Duomo, i macelli (attualmente biblioteca per bambini) e l’albergo Apollo, che sta vicino alla vecchia sorgente da dove gli abitanti prendevano acqua, la cosiddetta “Funtana” (dall’italiano fontana), determinano il mercato della città antica. Il mercato disponeva di quattro gallerie con facciata in marmo, in una configurazione quasi quadrata e con numerosi monumenti. Davanti al Duomo si estende il sito archeologico, aperto al pubblico, che è conformato in “parco archeologico”.

Il Castello di Nassia

Si è detto più avanti che da Burgo tutte le strade conducevano al Castello. Anche oggi succede la stessa cosa. Il Castello non comunicava mai con il mare: l’orientazione era verso l’interno dell’ isola. Queste strade ci conducono alle porte del Castello. “Paraporti” si dice la porta meridionale, e “Trani Porta” la famosa porta set-tentrionale, ed un’altra al Sud-Est che non è più salvata.

La tradizione locale racconta che fu costruito da Marco Sanudo. Ci sono ancora alcune dei pareti della torre famosa di Sanudo, che una volta caduta, la sua area fu coperta in gran parte dalla Scuola delle Orsoline. Tuttavia non c’è alcuna testimonianza che confermi che il fabbricato fosse il palazzo-roccaforte ducale di Marco Sanudo. L’ attributivo “Mesa”, cioè interno, indica che lì fu stabilita la sede del potere.

La forma originale architettonica del Castello non è conosciuta, neanche la sua configurazione durante l’età della dinastia dei Sanudi. Quello che è certo, però, è che fu costruito per ospitare i coloni-conquistatori, i quali, ancora quelli riconosciuti come nobili, erano di origine diversa, popoli diversi, avevano altre usanze culturali e politiche, altra religione ed erano una minorità rispetto alla popolazione ortodossa dell’isola. Si presume che il Castello cominciò ad ottenere la sua forma attuale durante il dominio dei Crispi, nella metà del 15° secolo.
Nonostante l’ insufficienza o impossibilità delle fonti di chiarire quel che è successo e quali erano le fasi costruttive del Castello fino alla sua forma attuale, passando per le sue porte, si passa ad un altro tempo e luogo ove prevalgono la serenità, le viuzze strette, i cortili per lo iù interni con i fiori, le case signorili (palazzi li chiamavano i nobili) con i blasoni sugli architravi. Un’incisione verticale sul montante in marmo della Trani Porta predispone il visitatore ad entrare in un mondo diverso: si tratta del cubito veneziano. Quì i venditori ambulanti contavano i tessuti che portavano per le gentildonne.


Dai supposti dodici torri del Castello che lo proteggevano è salvata solo una, la Torre dei Crispi, che la leggenda locale la vuole che sia il palazzo di questa dinastia, ma che in realtà la costruì dopo il 1453 il figlio naturale del Duca Guglielmo Secondo perciò non aveva diritto al trono dell’ egemonia. Oggi la torre è museo bizantino, in esecuzione della volontà dei suoi donatori allo Stato, della famiglia P. Glezos, ed è perciò che la torr è anche nota come la Torre di Glezos o dell’ Apirathitissa, a causa dell’ origine della famiglia in questione. Sull’architrave della porta è inciso un blasone assai strano: una composizione di elementi ottomani e russi. Si tratta dei diplomi di ricognizione dei servizi alle edue forze dell’ epoca, l’uno fu ricevuto da uno dei signori della Torre, Giuseppe Barotzi dignitario della Russia, la sua tomba si trova nella chiesa di San Antonio Abate sulla costa di Hora.

Le strade strette in salita conducono il visitatore al punto più alto del Castello, ove si trova la Scuola Commerciale, accanto alla Cappella Casaccia, alla Scuola delle Orsoline, le rovine della torre che la leggenda racconta che sia la torre di Marco Sanudo, poi il Palazzo Vescovale Cattolico ed infine il Duomo dei Cattolici.

La Cappella Casaccia (casa-chiesa) che la leggenda racconta che sia la cappella di Marco Sanudo, fu eretta nel 14° secolo. È certo che la fondazione della Scuola Commerciale fu basata al patrimonio della Cappella Casaccia che aumentò ancora di più dalle offerte dei credenti dal 17° secolo in poi.
La Scuola Commerciale che oggi ospita il Museo Archeologico ed anche l’Archivio Storico di Nasso non era che il monastero dell’ ordine dei Gesuiti che si stabilirono in Nasso verso gli inizi del 17° secolo sotto l’influsso della diplomazia e politica francese sull’ Oriente. I gesuiti si impegnarono di fondare una scuola per l’ educazione sociale e religiosa dei giovani cattolici di Nasso. Acquisoro un gran patrimonio sull’ isola e si dice che fossero essi da portare le arance a Nasso, alla loro villeggiatura a Kalamitsia nella regione di Melanes. Dal 1628 al 1773 la scuola fu in servizio continuamente sotto la direzione dei gesuiti. A decorrere dal 1782 in seguito ad iniziative del Rè di Francia, Lodovico 16°, la direzione fu trasferita ai monaci dell’ordine di San Lazzaro (i lazzaristi) fino al 1887 quando questi ultimi lasciarono l’isola. Dopo la loro partenza, nel 1891 la direzione della scuola fu assunta dai monaci salesiani che organizzarono la scuola secondo i principi contemporanei e la trasformarono in scuola commerciale. È la scuola che frequentò Nicolaos Kazantzakis. La scuola che acquisì una fama enorme funzionava fino al 1927, quando chiudette definitivamente, dopo trecento anni dalla sua fondazione.

L’operazione regolare della Scuola delle Orsoline risale al 1739, ma le iniziative per la fondazione di una scuola per ragazze avevano le loro origini nel secolo precedente da parte del monaco priore gesuita e storico di Nasso Robert Sausè. Nel 1986 fu acquistato dallo Stato per essere utilizzato per manifestazioni culturali.

Il Duomo dei Cattolici risale all’età medioevale, passò da varie fasi strutturali ed infine prese la sua forma finale nel 17° secolo. Il pavimento è in marmo, pieno di pietre seppolcrali del 17° e 18° secoli che portano i blasoni e stemmi di alcune delle famigli cattoliche più importanti che agirono sull’ isola dal 16° secolo in  poi. L’abbodanza del barocco sull’ altrare centrale (17° sec.) costituisce il quadro di un’icone bizantina a doppia faccia, della Madonna Eleousa (pietosa) e di San Giovanni Prodromo, del 12° sec., antecedente ancora alla chiesa stessa. In altre iconi la combinazione di stili bizantini ed occidentali rivela gli influssi della cultura veneziana-creta da cui proviene anche El Greco.

L’ Arcivescovato Cattolico; proprio dietro al Duomo si trova l’ edificio imponente che ospita la sede dell’ Arcivescovo latino di Nasso, si chiama anche Cancelleria Arcivescovale e il suo notario (notaio) si chiama Cancellario Prelatizio, nel 16° e 17° secoli. Quì fu la sede dei Cancellari Prelatizi, quì si redavano le scritture private riferite alla vita degli abitanti del Castello, i contratti di dotazione, testamenti, ecc.

Dietro al Duomo Cattolico ed accanto al Palazzo Vescovile Cattolico si trova l’unica chiesa ortodossa del Castello, la Madonna Teoskepasti (coperta da Dio); la chiesa è a due navate di cui quella destra è dedicata alla Vergine e l’altra a Sant’ Anastasia Farmacolitria (padrona dei farmaci). Con ogni probablità si tratta del monumento più vecchio tra quelli salvati nel Castello che ha lasciato in eredità il “Codice della Teoscepasti” e le iconi a doppia faccia (che raffigurano due santi).

Abbazia dei Cappuccini; all’Est della Teoscepasti, vicino al Piso Paraporti si trova l’abbazia dei cappuccini; composta dalla chiesa dedicata a San Antonio di Padova. Si tratta di una chiesa ad una navata con delle belle iconi ed un pavimento in marmo ricoperto di pietre seppolcrali che portano gli stemmi famigliari, come quello dei Coronelli-Castri e dei Loredani-Crispi. I cappuccini arrivarono a Nasso nel 1628. L’abbazia fu usata anche come scuola. Il “Codice dell’ Abbazia dei Cappuccini” che si è salvato è un’ importante testimonianza sulla vita e storia dell’ abbazia ma anche sulla vita, storia e vicende dell’ intero Castello durante la gran parte dell’ occupazione turca.


Nio Horio

Al Sud e Sud-Est del Castello si estende l’insediamento ove si stabilirono i contadini poveri. In qual’ epoca fu creata non si sa. I confini sono definiti dalle chiese Pantanassa, quella più antica della città di Nasso, da Santa Paraskevi, restaurata nel 1605 come riportato sull’architrave della porta, e da Santa Domenica, uno dei monumenti più dipinti e fotografati di Nasso. Nell’età dell’ occupazione turca era monastero, ove i monaci insegnavano ai piccoli greci la lingua e la musica. Nel cortile di quel monastero c’è una vecchia chiesa della Dormizione della Vergine. Accanto a Nio Horio, negli anni moderni fu fondato l’insediamento chiamato “profughi”, da profughi proveniente dall’ Asia Minore. Infine, all’ imbocco di Hora, all’ inizio della strada principale che porta ai villaggi, si trova la località della chiesa di Santa Teodosia che nei documenti del 17° secolo veniva riferita come “tre chiese” (Santa Teodosia, Arcangelo, San Sebastiano) e costituiva in quell’ epoca  il luogo di riunione degli abitanti della città per le operazioni commerciali e monetarie di qualsisi natura.

Negli anni moderni Hora si è espansa al di là del Ginnasio, che è opera di N. Mitsakis, uno degli architetti più importanti espressori del movimento moderno in Grecia, verso la costa di San Giorgio ed anche lungo la strada principale che porta ai villaggi.

Lo storico inglese William Miller scrise che Nasso fu sempre la perla dell’ Egeo ed inoltre che le aranciere e limoniere della sua terra le conferiscono, più che a Giacinto, il soprannome “fiore dell’Oriente”. Ci si deve chinare con affezione sopra i fiori per sentire la loro bellezza singolare. Si deve cercare per scoprire la magia ovunque che ne sia, oltre a qualsiasi narrazione.